Arte ed Ecosistemi Umani

Reti relazionali, network sciences, e diversità negli ecosistemi

Image for post
Image for post

Stavamo leggendo questo articolo. https://www.artsy.net/article/artsy-editorial-artists-famous-friends-originality-work

Il mio amico Alessandro Gerosa mi fa:

Questa domanda ha molto senso. La cultura popolare risponde con un . E questa è una risposta che è solo apparentemente semplice: più hai già accesso, più hai accesso a conquistare ulteriore accesso.

È una condizione molto crudele e violenta, e vale non solo per l’arte, ma anche per l’economia, la politica, l’istruzione, il benessere, la salute etc, creando quei sistemi (la maggior parte, attualmente) in cui “the winner takes all”.

Il digitale in qualche modo accelera anche questa condizione: diventa possibile la coda lunga, ma solo gli della situazone riesscono ad avere la potenza per essere piattaforma di tutti.

Come al solito: la politica la fa il contenitore, perché di contenuti ce ne stanno tanti e valgono tendenzialmente zero, anche se il valore è là .

Vale sempre la pena di chiedersi cosa valga la pena di imparare da questi esempi. Il modo, per esempio, di aumentare la mobilità sociale e l’accesso.

La prima lezione la sanno da tempo , e di tutti i tempi: .

Quelli che vediamo continuamente in foto sui social network a braccetto con questo o quell’altro personaggio stanno facendo proprio questo: stanno .

Non fa nulla se poi X, dopo il , si è girato dall’altro lato, magari anche dicendo . Tanto dai selfie e dalla didascalia didascalia nessuno lo saprà mai.

Lo stesso si fa anche con i link. Quando si condivide un link, in un certo senso, ce ne si . Tanto è vero che non è raro leggere tra i commenti il fatto che qualcuno chieda di poter “rubare” il link per poterlo condividere a sua volta. O che qualcuno dica , o che addirittura si arrabbi: ma io queste cose le condividevo già 3 anni fa, perché non mi avete all’epoca? Perché ora mettete “Like” a lui?

E ciò vale allo stesso modo per le interviste. Umberto Eco parlava di “interviste rubate”, e non a caso. Intervistando si accresce il proprio capitale personale, perché il proprio nome si associa progressivamente a concetti importanti e anche relazionalmente si contribuisce al proprio capitale.

E ancora: i libri con tanti contributi di persone diverse che scrivono, i festival… .

Infatti: chi ha tempo e modo di leggere tutti quegli interventi, o di vedere le centinaia di sessioni parallele di un festival? La realtà è che il piatto della bilancia è molto in disequilibrio rispetto al .

Alla fine gli solleciteranno tutto il proprio network, e saranno tra i pochi ad aver letto il proprio intervento sul libro. Magari per controllare se fosse rimasto qualche errore o per cercare di immedesimarsi in qualche altro eventuale lettore (“gli piacerà? cosa penserà di me?”), o per metterlo sul CV, in un mondo di iperproduzione di contenuti. Tra l’altro: contenuti usa e getta, di cui dopo poche settimane (se siamo fortunati) non si ricorderà più nessuno.

Certo, ci sono casi e casi, e non vorrei sembrare presuntuoso .

Ma se parliamo della dinamica dei sistemi, come disciplina di studio (per esempio attraverso le ), questi sono gli elementi che garantiscono posizioni di potere e rilevanza.

Nelle ecologie, quindi — come accade per i sistemi dell’arte, dell’editoria, delle economie dei festival e per tanti altri ambiti — sembra proprio che la posizione di potere sia determinata dall’accesso alle relazioni: sia che questo accesso derivi da (si fa sempre l’esempio delle perssone che abitino nei quartieri più agiati delle città, per cui invocare il favore di un magistrato o di un chirurgo spesso si risolva in termini semplici, del tipo “fai una telefonata al tuo compagno di banco delle elementari”), sia che per una qualche (non replicabile, e quindi sostanzialmente inaccessibile) ci si ritrovi con un bootstrap di questo accesso.

E poi, come sempre, c’è il .

Non tutti hanno talento (per un eventuale boostrap, se ti dice bene).

Non tutti hanno gli strumenti per mettere insieme autori con un proprio network o per fare un “festival” che conta.

Non tutti hanno le relazioni per procacciarsi questi strumenti.

La modalità di è la norma non soltanto nell’economia, nella tecnologia, nella ricchezza, ma anche nella cultura. Pensateci: quante volte spunta un tema, e per quel tema c’è una mono-risposta in termini di quale sia il soggetto o l’organizzazione da invocare?

Dal punto di vista dei sistemi (e degli ) questa mono-risposta (mono-cultura, mono-coltura) danneggia tuttti, perché , aumentando stati di egemonia.

In un’epoca come la nostra, in cui siamo tutti atterriti dalla sovrapproduzione di contenuti, al limite del , il poter aver poche risposte certe potrebbe sembrare un vantaggio, ma non lo è: ce lo dice l’ecologia, la scienza delle relazioni.

Per garantirci la capacità di risposta di cui ogni ecosistema ha bisogno per sopravvivere c’è la .

Noi, nel nostro picccolo, e nei modi in cui questo piccolo si fa grande nell’unirsi agli altri, abbiamo dedicato l’attività del nostro centro di ricerca, , a queste capacità, competenze e, soprattutto, sensibilità necessarie per prendersi cura degli ecosistemi umani, tramite i temi del Terzo Infoscape, della Digital Urban Acupuncture, della Datapoiesis e, ultimamente, del concetto del Nuovo Abitare e dei suoi rituali.

Artist. President at https://www.he-r.it/, founder at http://www.artisopensource.net/. Teaches Near Future Design and Transmedia Design.

Get the Medium app

A button that says 'Download on the App Store', and if clicked it will lead you to the iOS App store
A button that says 'Get it on, Google Play', and if clicked it will lead you to the Google Play store